Monza Viale Libertà
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Villa schiera Monza Viale Libertà – Progetto

Il progetto è frutto dell’occasione avuta grazie alla L.13/2009 cosiddetto “Piano Casa”, per il recupero e l’ampliamento di immobili residenziali. Il complesso edilizio risale agli anni ’50 del secolo scorso, si compone di ventiquattro suddivise in sei lotti: tre da tre unità abitative e tre da cinque. Il progetto prevede la fusione di due unità immobiliari distinte ma adiacenti, all’interno del medesimo nucleo abitativo. La casa è residenza di due progettisti, per questo motivo appare chiara la volontà di ideare qualcosa che appartenga alla propria vocazione professionale e che ne identifichi le caratteristiche. Oltre al quasi totale stravolgimento dei locali all’interno delle due abitazioni, necessario per fondere le due residenze in un ambiente unico, ciò che accade all’interno si ripercuote anche all’esterno. Questo definisce un volume in avanzamento rivestito con piastrelle di gres di un tenue colore grigio. Mentre la finitura dell’intonaco rimane assolutamente bianca al fine di non interrompere il fronte edilizio, i serramenti e le tapparelle avvolgibili andranno dal grigio scuro fino al nero, in sintonia con il rivestimento della porzione di ampliamento. L’esito finale è una rivisitazione dei loggiati al piano primo che attualmente ospitano i balconi delle residenze. Il ritmo del fronte condominiale viene interrotto a tutto vantaggio di un volume che, quasi come il comando extrude di un software di rendering, vuole imporsi e rivendicare la sua presenza come segno architettonico forte, cercando nel colore e nelle aperture di trovare quell’armonia con l’esistente altrimenti a rischio. Per questo motivo, la massa viene scavata da aperture finestrate a tutta altezza così da essere alleggerita. Al contempo, la volontà di incamerare più luce possibile, porta a plasmare gli interni rendendo prima il soggiorno al piano terra, poi  le stanze da letto ai piani superiori maggiormente luminose ed accoglienti. Viene definita un’identità in stabile unione con l’intorno, l’edificio si caratterizza per il suo voler essere piuttosto che per il suo voler osare, in quanto un esercizio morfologico che ha come fine ultimo se stesso, non ha ragione di esistere.